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Coltiva il tuo giardino

Un life coach è qualcuno che aiuta a raggiungere degli obiettivi e/o realizzare dei cambiamenti nella propria vita: è quindi qualcuno che aiuta, supporta, motiva e guida, mantendendo il coachee responsabile nei confronti dell’obiettivo che vuole raggiungere.

Il principale compito di un life coach è aiutare le persone a capire cosa davvero vogliono, quali sono gli obiettivi reali che possono portare loro benessere.

 

Sono felice perché sono felice o sono felice solo se riesco ad ottenere qualcosa?

Spesso le persone confondono l’obiettivo con la felicità e nel proprio dialogo interno pensano con espressioni del tipo “Quando raggiungerò un certo status, otterrò una certa cosa o riuscirò a creare un data situazione sarò felice”.

Il life coach dovrebbe ribaltare questo atteggiamento e portare il coachee a ragionare nel modo: “Sono felice. Adesso. Ed è proprio per questo che posso e riesco a raggiungere i miei obiettivi”.

E’ un po’ come la frase: “Smettila di rincorrere le farfalle. Coltiva il tuo giardino e vedrai che le farfalle verranno da te”.

Nel momento in cui una persona è felice riesce a mettere in pratica tutte le strategie, gli atteggiamenti mentali e comportamentali che la mettono in contatto con la sua realtà e la sua quotidianità, facendola sentire forte e capace e avvicinandola di conseguenza alla realizzazione dei suoi obiettivi.

Il life coach deve aiutare la persona che si rivolge a lui a spostare l’attenzione e concentrarsi su quello che la rende felice perché se invece si focalizza sulle abitudini disfunzionanti induce la persona a perdere di vista la felicità.

Distogliere le persone dai loro difetti e fare in modo che si concentrino sui propri punti di forza è l’obiettivo principale di un life coach oltre che, al tempo stesso, la sfida più impegnativa.

Un cambio di paradigma è esattamente il lavoro che un life coach deve fare con il suo coachee.

 

È importante trovare quegli stimoli di felicità che esistono in ciascuno di noi e che possono essere sfruttati tutti i giorni: questo mantiene una certa carica di motivazione che permette di vedere al meglio i propri obiettivi e anche di andare a mettere le mani alle abitudini disfunzionali per modificare atteggiamenti e comportamenti che rappresentano dei blocchi e degli ostacoli.

Alla base di tutto ciò che muove l’essere umano nella vita è lo stato d’animo: noi agiamo dietro una spinta emotiva.

Se troviamo degli strumenti per gestire lo stato d’animo, automaticamente riusciamo a gestire la nostra vita. Quando invece è lo stato d’animo che gestisce noi, non siamo più padroni della nostra vita.

Il Life Coach combina strumenti e vicinanza per aiutare a comprendere noi stessi e gli stati d’animo e diventare capaci di condurre la propria vita verso la direzione migliore.

Non esiste una soluzione valida per tutti come non esiste un’unica strategia: il compito del Life coach è ascoltare e porre le giuste domande per aiutare le persone a trovare da sé e in sé le proprie soluzioni, le proprie strategie, i propri obiettivi.

 

 

  • Qual è la domanda potente che porresti al tuo coachee se fossi un Life Coach?
  • Secondo te è possibile aiutare le persone con cui abbiamo dei rapporti personali nella nostra vita applicando le tecniche e i metodi del life coaching senza che ci sia un rapporto dichiarato di Coach/Coachee?
  • È più facile o più difficile fare life coaching alle persone che conosciamo personalmente?

2 Comments to "Coltiva il tuo giardino"

  1. Sonia
    21 ottobre 2015 at 13:37

    “Sei felice?” di solito è una domanda che lascia senza parole. Definire il concetto di felicità e completezza della nostra vita è molto più difficile che pensare di poter giudicare lo stato di quella degli altri. E’ il punto di partenza da cui cominciare un percorso prima di tutto introspettivo verso la nostra realtà vera, per poi andare a riempire con i mattoni mancanti, il muro della consapevolezza.
    Spesso ci facciamo aiutare anche inconsapevolmente a trovare la giusta via. Come le adolescenti , quando si consigliano tra loro e parlano fitto fitto studiando tecniche e tattiche per ottenere il risultato migliore. Un modo rudimentale di aiutare ed essere aiutati. Per tutta la vita ed a tutte le età, quando attraversiamo un periodo “buio” chiediamo aiuto a qualcuno che stimiamo molto e di cui ci fidiamo ciecamente. In quel periodo questa persona diventa per noi un coach, che lo sappia o no, colui che ci aiuta a guardare più avanti e a dissipare la nebbia. Alla base di ogni rapporto umano in cui ci sia una condivisione di emozioni è possibile comunicare meglio e più profondamente, quindi perché no? Fare “Coaching Tecnico” come lo definisco io per differenziarlo dalla semplice chiaccherta fine a se stessa, con persone conosciute ci rende coach agevolati nel compito. Meglio però se la persona non sappia che abbiamo deciso di aiutarlo in questo modo. Il risultato finale, di solito sorprendente per chi riceve il servizio, è meglio appaia come amicizia gratuita.

  2. Lisa
    21 ottobre 2015 at 10:43

    1. La domanda che porrei al mio coachee sarebbe questa: ” immaginati fra 40-50 anni,nella tua vecchiaia; e immagina che ti sia proposto di scrivere la tua biografia. Adesso devi guardare indietro nella tua vita, considerare tutto quello che hai fatto, le tue “battaglie”, le tue vittorie e le tue sconfitte.
    Che cosa vorresti “vedere” scritto sulle pagine del libro? Come vorresti essere descritto? E che cosa, invece, non vorresti trovare?

    2 e 3) E’ sempre difficile fare un “lavoro” su persone che conosciamo molto bene: il coinvolgimento emotivo che si crea in queste situazioni ( e anzi sarebbe innaturale se non ci fosse) influenza inevitabilmente la nostra obiettività. Per questo motivo ritengo che se anche aiutassimo le persone con cui abbiamo dei rapporti personali ascoltandole e sottoponendole alle giuste domande, comunque il rapporto che si creerebbe, sarebbe qualcosa di diverso da quello che si instaura tra coach e coachee; saremmo forse degli ottimi consiglieri ma il nostro intervento mancherebbe sempre di quella obiettività e professionalità che invece deve avere il lavoro di un coach.

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