Blog

Il pubblico ti carica o ti terrorizza?

Performance in gara di Massimo Binelli Sport Coach

È la gara della vita, se fai il risultato sperato ottieni la convocazione ai Mondiali.

Scenario uno. Il palazzetto è vuoto, sei praticamente solo, perché per te gli addetti ai lavori e gli avversari non contano, è una gara valida solo per i “minimi” di qualificazione, di scarso richiamo per il pubblico: sei più sereno o ti senti scarico?

Scenario due. Il palazzetto è gremito, è l’ultima occasione per fare i minimi ed è in ballo anche il titolo italiano, tra il pubblico ci sono proprio tutti, compresi i genitori e la fidanzata: te la fai sotto o ti gasi a mille?

 

Per usare un linguaggio caro ai cultori della Pnl, la Programmazione Neuro Linguistica, potrei iniziare a raccontarvi di metaprogrammi, di sistema referenziale interno o esterno, ma quando ho iniziato l’attività agonistica, quasi #$§&^ anni fa, non ne sapevo un fico secco di tutto ciò.

Ricordo soltanto che un bel giorno, proprio in occasione di una gara importante, e dopo aver detto ad amici e parenti che se avessi fatto quel tal risultato sarebbero cambiate molte cose, mi sono improvvisamente sentito in una morsa d’acciaio. «E ora? Non vorrai mica fare una figura di melma mondiale di fronte a tutta questa gente? Perché non sei stato zitto, così non veniva nessuno?», dicevo tra me e me all’avvicinarsi del mio turno. Ebbene, in quel momento è scattata una molla. Sono diventato un leone, non stavo più gareggiando per me medesimo, contro i miei limiti, no! Stavo solo cercando di evitare in tutti i modi possibili la colossale figura di melma che avrei fatto non raggiungendo quell’obiettivo così importante, soprattutto perché non avevo ancora scelto dove fuggire in caso di fallimento, e dunque non c’era scampo… Com’è andata? Ebbene sì, ce l’ho fatta, e non sto qui a raccontare cosa c’era in palio, poco importa. Ciò che importa adesso è spiegarvi, dopo #$§&^ anni, cosa è scattato nella mia mente quel fatidico giorno. Perché l’ho capito molto tempo dopo, questo è il punto.

 

Massimo Binelli in gara - Massimo Binelli Sport Coach

Nelle foto: il sottoscritto durante due competizioni particolarmente… pesanti

 

Da quel momento di panico trasformato in grinta mondiale, durante ogni gara, e in modo del tutto automatico, immaginavo (visualizzavo) che in prima fila ci fosse la fidanzatina o la mamma o il babbo a guardarmi, e il leone tornava a ruggire. Ero un animale da gara, tant’è che in allenamento non sono mai, ripeto: MAI, riuscito a riprodurre gli stessi risultati da competizione. Quasi tutti i miei colleghi, invece, in allenamento sprizzavano faville, ma poi in gara… se la facevano sotto! E non sto usando una metafora: in borsa avevano sempre un rotolo di carta igienica perché prima di salire in pedana il corpo reclamava e produceva smottamenti tellurici. Non è una bella immagine, lo so, ma avete idea di cosa succede in uno spogliatoio prima e durante una gara di alto livello, vero? Davanti a “quella porta”, c’è sempre la fila…

 

E adesso arriva la domanda da 100 pistole: voi, miei cari quattro lettori, vi siete mai domandati qual è la fonte della vostra motivazione? La spinta arriva da dentro o dall’esterno? Sapete che si può lavorare molto su questo aspetto e farlo diventare una chiave del successo (sportivo, di lavoro o di vita, poco cambia), grazie a tecniche di visualizzazione, di concentrazione, gestione dell’ansia nel pregara e durante la competizione e molto altro?

 

Parliamone… Visitate la mia scheda nell’Albo dei CMC e contattatemi.
Risposta assicurata e prima chiacchierata non impegnativa.

 

4 Comments to "Il pubblico ti carica o ti terrorizza?"

  1. Stefano Barba
    4 luglio 2014 at 09:00

    Caro Massimo anch’io ero un animale da gara ( da partita nel mio caso ) . Rendevo tanto in partita però non mi allenavo mai bene . Il tuo bell’articolo e anche il commento di Annalisa che dice che in allenamento servono impegno e determinazione mi fa però riflettere su come trovare impegno e determinazione in allenamento se non hai proprio alcuna fantasia per farlo ??? Mi date lo spunto per scriverci sopra . Grazie e a presto amico mio.

  2. Max
    30 giugno 2014 at 12:06

    Grazie @Annalisa, impegno e determinazione in allenamento muscolare e tecnico non producono in automatico quella “grinta da leoni” che fa la differenza. La vera differenza è data dall’atteggiamento con cui si affronta la gara e qui scatta la seconda componente dell’allenamento, quella mentale. Quando la mente è pronta per la competizione, il risultato arriva anche se la preparazione non è stata ottimale, mentre il contrario non accade mai, perché mettendo in campo soltanto potenza e tecnica non si vince!

    @Stefano, sono a disposizione!

  3. Annalisa
    30 giugno 2014 at 10:13

    Durante gli allenamenti secondo me serve impegno e determinazione. Grazie a questo importantissimo lavoro, come dice l’autore dell’articolo, poi nelle gare ci si mette una grinta da leoni che fa la differenza. Bravo Massimo!

  4. stefano barnini
    29 giugno 2014 at 16:24

    massimo, mi interessa!! parliamone

Leave a comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *