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Il ritmo nel tennis

Il ritmo nel tennis - Aldo Milani

Cosa si intende per ritmo nel tennis? Per ritmo possiamo intendere il lasso di tempo che intercorre tra l’impatto della pallina sul nostro piatto corde e l’impatto della stessa da parte dell’avversario, possiamo intendere il timing ottimale per l’impatto con la pallina, il nostro ritmo respiratorio nelle fasi di gioco, il battito cardiaco, la sequenza del movimento dei piedi etc. .

Tutte queste accezioni di ritmo sono estremamente valide e realistiche, in quanto afferiscono alla sensibilità personale, ma se riuscissimo ad unirle l’una all’altra in un insieme più grande sincronizzato e riferito allo stesso lasso di tempo, questo a mio avviso potrebbe essere la definizione ottimale di ritmo nel tennis.

Il ritmo è un’ aspetto del tennis spesso erroneamente sottovalutato dagli addetti ai lavori, ma in realtà ricopre un ruolo prevalente nella ricerca, da parte dell’atleta, del raggiungimento dello stato ideale di prestazione o “peak performance”. E’ dimostrato che se il tennista riesce a controllare la velocità della partita, rendendola il più vicina possibile al suo ritmo interiore, le sue possibilità di vittoria aumentano notevolmente.

Il tennista deve essere capace di adeguare la situazione esterna al proprio ritmo interno.

In situazioni competitive, avviene spesso, che l’ansia e l’instabilità emotiva velocizzino nervosamente il ritmo della partita e quando questo avviene la percentuale di errori fisici, tecnici e mentali aumenta pericolosamente.

La perdita di ritmo è spesso sintomo dell’ingerenza delle attività del SE interiore e nella maggior parte dei casi della paura. Molti giocatori reagiscono alle situazioni stressanti, agli stati ansiosi ed alla paura, iniziando a giocare ad un ritmo troppo veloce. In una partita di tennis è facile osservare quale tra i due tennisti ha adeguato la velocità della partita al suo ritmo interiore e quale è in balia del ritmo dell’avversario. Di solito quest’ultimo e quello che sta perdendo la partita.

E’ di fondamentale importanza che il giocatore impari a regolare tutte le componenti del proprio gioco in modo che ne venga fuori un armonia, la propria armonia.

Il ritmo deve essere impostato al momento del riscaldamento iniziale con l’avversario. Sicuramente scandire il ritmo di gioco che preferiamo, con il nostro ritmo respiratorio, magari associandolo ad una corretta “vocalizzazione”, è a mio avviso la cosa più immediata e forse la più efficace per ricercare quest’armonia. Inoltre ci aiuta ad ossigenarci in maniera adeguata, a placare gli stati d’ansia e ci facilita l’accesso alla concentrazione ottimale.

Gli atleti “visivi” potrebbero inoltre rivolgere l’attenzione sul punto d’impatto della pallina sulle corde della racchetta, sia quando è l’avversario ad impattare, sia quando siamo noi a colpire. Gli atleti “cinestesici” invece dovrebbero provare a percepire il movimento dei piedi, saltellando mantenendo il peso del corpo sulle punte in modo che i movimenti siano rapidi e sciolti e rilassati, oppure percepire la sensazione della vibrazione del piatto corde all’impatto con la pallina . Gli “uditivi”, che sono i più sensibili al discorso del ritmo, potrebbero concentrarsi sul rumore della pallina che impatta sulle corde, o sul rumore dei piedi che si spostano sul terreno. Per quest’ultimi la psicologia sportiva consiglia di mantenere il ritmo della partita seguendo un ritmo musicale a noi congeniale, ognuno di noi ha almeno un brano musicale, un motivetto che ci riporta ad emozioni positive, gratificanti, che riprodotte mentalmente facilitano l’acceso al nostro ritmo ideale.

 

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