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Mental Coaching Sportivo: il successo che ti meriti

Mental Coaching

Questa figura è fondamentale per il collettivo e come dice Mike Edger “i coach e i capitani devono supportare la fiducia per permetter alla squadra di essere vincente”. In altre parole quello che Edger con il suo articolo cerca di trasmettere è che bisognerebbe metter in testa ai propri atleti che gli viene data fiducia e si crede nelle loro capacità atletiche. Ciò permette di ottenere grandi successi e raggiungere gli obiettivi che ci si era prefissati.

Per farcela i coach dovrebbero incontrarsi, con la squadra nel ritiro pre-campionato, discutendo con loro gli obiettivi che si vogliono raggiungere a fine stagione. In questa fase è importante motivare i giocatori utilizzando grafici e tabelle che mostrino schemi, obiettivi etc.
Terminata questa fase sarebbe opportuno fissare alcuni punti chiave sulle strategie e gli schemi che possono aumentare le possibilità di successo e raggiungimento degli obiettivi.

sport coaching

Per avere successo è importante che lo sport mental coach non si scordi mai di inculcare nella testa dei suoi giocatori l’idea di diventare una squadra vincente.
Questo significa aver costruito giocatori pronti per le grandi partite: se la tua squadra ha come aspirazione quella di vincere il campionato bisogna riflettere sul fatto che ogni partita è importante e nessuna squadra avversaria deve essere affrontata alla leggera.

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È fondamentale quindi che un coach sportivo riesca a trattare i giocatori come campioni, anche con le loro responsabilità, in questo modo essi giocheranno da campioni. Il giocatore è un essere umano con tutte le sue fragilità e problematiche, quindi necessità di essere ascoltato per capire quali sono i suoi problemi: personali, accademici, fisici etc.
Un mental coach d’eccellenza deve essere preparato a eventuali blocchi mentali dei suoi giocatori. La perdita di un match o di un giocatore chiave sfiderà la capacità di tenere la squadra in pista, pertanto è necessario re-inquadrare l’evento e girare in positivo, trovando la soluzione più efficace. Non esiste una cosa come un problema, solo sfide.

mental coaching sport

Alla fine per chi non lo sapesse la squadra di football americano allenata da Tony D’Amato, il grande mental coach sportivo, ha vinto la partita e l’autostima data ai giocatori in quei tre minuti è stata la scossa del successo raggiunto.

E voi cosa ne pensate del mental coaching? vi sentite un po’ un Tony D’Amato?

4 Comments to "Mental Coaching Sportivo: il successo che ti meriti"

  1. Nicolò Cavalieri
    5 febbraio 2014 at 17:46

    Conoscenza dei punti di forza (soprattutto mentali) dei propri atleti e loro coinvolgimento nei momenti in cui possono rendere meglio sono aspetti fondamentali per il raggiungimento di un risultato sia nel breve sia, ancor di più, nel lungo periodo. Nella pallavolo allenare 6 giocatori su 12 non è mai sufficiente perché se uno o due atleti si fanno male e non si sono coinvolti precedentemente gli altri 6 ragazzi del gruppo si rischia di perdere le partite ma, soprattutto, di perdere il senso stesso della parola squadra dove tutti sanno che solo 6 possono stare in campo contemporaneamente ma che, al momento opportuno, anche gli altri potranno e dovranno farsi trovare pronti a “fare il loro”. Concordo con voi: Preparazione e allenamento, non magia.

  2. Cristina Della Puppa
    8 gennaio 2014 at 18:55

    Uno sport mental coach sa che l’energia segue il pensiero , per questo e’ attento ai pensieri e ai comportamenti di tutti gli atleti che allena e del team in generale. Sa che non basta stabilire dei buoni obiettivi, ancorché questi siano di prestazione e non di risultato e corroborati da buone strategie per vederli raggiunti. Fattori contingenti, interni o esterni al campo di allenamento, possono essere destabilizzanti per la fiducia in se stessi e l’impegno che gli atleti debbono tenere per il raggiungimento di un risultato e naturalmente il coach non può rendersi conto di ciò solo dopo aver dispiegato le forze in campo . Il mental coach e’ una persona che ascolta e che tratta tutti con equità e rispetto e invita gli atleti al rispetto per gli avversari e mai a sottovalutare chi hanno davanti , invita al contempo alla consapevolezza della propria forza del proprio carattere, richiama alle capacita’ acquisite per la gestione della mente e del corpo e invita e a fare le cose non solamente bene ma meglio degli avversari e sempre comunque con standard di eccellenza. Compito di un mental coach e’ quello di instillare sempre sentimenti positivi al singolo e alla alla squadra ,una mentalità vincente non e’ garanzia di risultato , comunque aiuta , soprattutto quando un match si fa difficile. Parla d’ordine : qualsiasi cosa succeda non si molla mai !
    ….e per uno spunto di ulteriore riflessione vi lascio con le parole di SunTzu :
    “Se conosci il nemico e conosci te stesso, nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo. Se non conosci il nemico ma conosci te stesso, le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta. Se non conosci né il nemico né te stesso, ogni battaglia significherà per te sconfitta certa”,

  3. Zanzi
    6 gennaio 2014 at 18:06

    di grande effetto il discorso del film, ma sono d’accordo con Mario, e’ pur sempre un film. Non esistono discorsi e motivatori miracolosi. Esistono, a mio parere, discorsi che possono influenzare la nostra spinta motivazionale, ma solo in quanto agenti che attivano meccanismi preparati in precedenza. Un mese fa, parlando con un allenatore di basket, gli ho chiesto cosa avesse detto ai suoi giocatori all’intervallo per portarlid al -13 di meta’ gara al + 10 di fine partita. “nessun discorso miracoloso, nessuna magia. Ho semplicemente chiesto di azzerare tutto e di rendere le giocate più semplici, replicando quanto fatto in allenamento”. Gli allenatori lo sano bene, non esistono discorsi miracolosi tra un tempo e l’altro.

  4. Mario Canzi
    29 dicembre 2013 at 17:01

    Gli atleti, le atlete, prima di tutto sono uomini e donne. Non sono robot e quindi vanno per prima cosa ascoltati e supportati, aiutandoli a trovare in loro stessi la “benzina” per far girare nel miglior modo possibile il loro motore. Quando si lavora con un gruppo, tutti devono sentirsi al posto giusto nel momento giusto, devono avere un ruolo all’nterno di esso. Personalmente ho l’abitudine, quando entro in palestra, prima dell’allenamento, di salutare uno per uno i miei giocatori intrattenendomi brevemente sulla loro vita, al di fuori dello sport. Gli argomenti, sono la scuola, la famiglia, il lavoro o gli interessi extra sportivi che loro possono avere. Tutto ciò mi serve per capire come stanno, se hanno bisogno di essere sostenuti o altro, voglio far lintendere loro, che non li considero dei numeri. Creare un ambiente positivo, dove tutti gli atleti, si sentano in grado di esprimersi al meglio, con l’aiuto di tutti gli altri compagni, è il primo “mattoncino” su cui cerco di costruire le mie squadre. Tutti devono avere la certezza di un ruolo, che non è per forza, quello di giocare 40′. Un team supera, spesso, le “avversità” di una stagione agonistica, grazie al lavoro “invisibile” ma fondamentale, delle “seconde linee”, di quelli che giocano meno che, però, sono stati coinvolti, non isolati riguardo al progetto finale. Solo così. i non titolari, incoraggeranno e supporteranno i compagni nei momenti difficili, magari sostituendoli quando saranno infortunati. Quando una “seconda linea” sostituisce, per un periodo di tempo, il titolare di turno, infortunato, se non sarà stata coinvolta e motivata precedentemente, il suo apporto sarà meno efficace. Gli uomini, NON sono dei ROOT!!. Il lavoro di un Mental Coach va oltre il l’aspetto “fisico”, è un lavoro di “sintonia fine”. Il discorso dell’allenatore, interpretato da Al Pacino è estremamente motivante ma è solo un tirar le somme di tutto il lavoro fatto in precedenza, ha un senso perchè si è lavorato bene prima, fisicamente ma soprattutto mentalmente. In caso contrario, le parole del coach, sarebbero “vuote” e non efficaci.
    Mario

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